giovedì 27 settembre 2007

Una serata 'culturale'...


Venerdì 21 settembre 2007 l’associazione ha organizzato un incontro dal titolo: "Costa d’Avorio, la gente, le tradizioni, la storia". Hanno partecipato due amici esterni all’associazione, Franco e Davide.
L’intervento di Davide: cosa sappiamo oggi dell’Africa se non che è un luogo di guerre, malattie o fame? E’ vero quel che sappiamo? Sembrerebbe proprio di no, visto che l’Africa produce cultura a vari livelli (pittura, cinema, letteratura). Il nostro immaginario non è neppure più quello degli anni Trenta, quando il fascismo ci raccontava la favola del continente tutto da conquistare, abitato da pastori e contadini, guerrieri tutt’al più armati di lancia. Se vogliamo che l’Africa non abbia più bisogno di aiuto prima di tutto dobbiamo imparare di più, dobbiamo capire che in Africa ci sono tante cose da scoprire e da imparare. Per collaborare con gli africani ci vuole cuore, ma anche cervello. Il rischio è quello di operare scelte in buona fede che però finiscono per fare danno. Anche l’alfabetizzazione, le cure mediche, la diffusione della religione cristiana, l’introduzione delle armi da fuoco non hanno fatto altro – pur a volte con degnissime intenzioni – che generare crisi: nella cultura tradizionale, nel rapporto tra generazioni, nell’equilibrio tra risorse e popolazione, nella conflittualità tribale.
La più vistosa, e anche rimossa, questione resta quella della schiavitù, del commercio di esseri umani che nel XVIII secolo ammontava ad una media di 44.000 persone l’anno. Tra il 1741 e il 1750, per esempio, nell’area dell’attuale Costa d’Avorio furono deportati circa 65.000 schiavi.
L’intervento di Franco:
Le prime tracce dell’uomo, gli scheletri più antichi, si trovano in Africa. Tutti noi proveniamo di lì, oramai sono daccordo gli scienziati. Dobbiamo essere quindi grati all’Africa che ha cullato l’umanità ai suoi albori. D’altra parte in Africa c’è un riguardo particolare per i vecchi. Ma stasera voglio parlare di come si nasce, perlomeno nella zona nord orientale della Costa d’Avorio. Prima sfatiamo un mito: la Costa d’Avorio non avrebbe ragione di esistere, è una invenzione dell’uomo bianco, che ha tracciato dei confini a suo comodo in un area occupata da decine di etnie diverse. Già, ma le nazioni sono comunque una invenzione dell’uomo bianco…
Il ciclo vitale si attua in 3 fasi: prima della nascita (invisibile), vita terrestre (visibile), aldilà con gli antenati (invisibile, con 7 possibili ritorni). Prima della nascita esiste anche una madre invisibile. Quando il bebè nasce è uno straniero che viene dal mondo invisibile, deve essere accolto come un dono. Se è accolto male torna da dove è venuto. La madre invisibile cercherà di riprenderselo. Appena nato le donne anziane devono scegliere: se ha malformazioni gravi il bebè viene soffocato. Se è nato si accoglie come uno straniero, salutandolo: "Uomo, buon giorno, qui si sta bene". Gli si apre la bocca con qualche goccia di limone e poi gli si dà un poco di acqua o di gin, perchè il suo viaggio è stato faticoso. Poi viene lavato 3 volte, con tre secchi d’acqua diversi, con tre spugne diverse e per 6 giorni il bebè sarà tenuto al buio con la madre. Intanto si cercherà di capire chi l’ha mandato, se una divinità o un antenato. Il 7° giorno viene presentato al villaggio e gli vengono dati 2 nomi. Al termine tutte le donne del villaggio se lo passano simbolicamente dicendo di non poterlo tenere con varie scuse, finchè non arriva alla madre naturale che lo accoglie. Quando sarà cresciuto chiamerà "mamma" ogni donna del villaggio.
Io credo che quella sera abbiamo capito due cose: 1) che sono argomenti difficili, e questo è un bene. Niente di peggio che sospettare di sapere. 2) che in Africa non sono poi molti diversi dalla Val Bormida di cent’anni fa…

1 commento:

Anonimo ha detto...

Beh, detto così sembra una serata interessante, divertente. Alla prossima occasione vengo anch'io...

Ciao, e continuate così

Max