domenica 11 novembre 2007


Un amico ci scrive: “Bene per tutto il lavoro che l’associazione fa in Africa, ma anche qui in Italia ci sarebbe molto da fare. Perché non fate niente qui? Non ci sono forse anche qui dei bambini che hanno bisogno di aiuto, di un sostegno per andare a scuola? Non ci sono bambini malati anche in Italia?”.
La risposta non è facile, non perché sia imbarazzante spiegare i motivi che ci hanno portato in Africa, ma perché sono complessi. Cominciamo col dire che in Italia ci sono delle istituzioni pubbliche (tribunale dei minori, assistenti sociali, asili e ospedali) che hanno il dovere, in forza di legge, di occuparsi dei bambini. Che poi ci siano anche delle critiche a talune istituzioni è possibile, ma non si tratta mai di una assenza integrale di fondi e mezzi per operare in favore dell’infanzia. In secondo luogo in Africa, nei villaggi in cui l’associazione lavora, c’è un tessuto sociale molto forte ma pochissime risorse. Questo vuol dire in pratica che nessun bambino viene lasciato completamente solo e abbandonato dal villaggio, ma c’è poco di tutto, per cui è possibile aiutare questi bambini affiancandosi al villaggio (quella che si chiama “cheferie”) discutendo caso per caso ogni bambino e nel suo complesso e nel suo contesto un intervento, un progetto che può innescare una spirale positiva, quello che si chiama “circolo virtuoso”. Non un semplice aiuto ma una collaborazione nel tempo con il villaggio. Lasciamo da parte la mentalità coloniale che tanti danni ha fatto in Africa. Questo tipo di intervento non sarebbe possibile in Italia, proprio perché ci sono (come detto) istituzioni a cui la legge conferisce l’onere e l’onore di occuparsi dei bambini.
Infine, noi siamo convinti che la condizione dell’Africa dipenda dalle scelte politiche del “primo mondo”, il mondo “civilizzato”. Intendiamoci: noi non ci sentiamo responsabili, e neppure vogliamo entrare nella polemica politica, questo lo lasciamo ad altri più attenti, bravi, esperti. A noi “basta” sapere che possiamo fare una piccola cosa in un piccolo villaggio e possiamo seguirlo, controllarlo, collaborare con loro a migliorare l’esistenza dei loro figli. Possiamo raccogliere le risorse di chi vuole collaborare e trasferirle INTEGRALMENTE in quel villaggio africano. Ecco tutto.
Ancora una cosa: di parole se ne fanno sempre troppe, rispetto a quello di cui c’è bisogno. Sarebbe ora che chi propone aiuto all’infanzia in Italia FACESSE qualcosa, una cosa qualsiasi, in favore dell’infanzia, senza parlare troppo, magari…

sabato 10 novembre 2007

Tempo libero


Il mio vicino lava la macchina. La lava praticamente tutti i giorni, la lustra, la smonta, la rimonta. Se proprio non la lava pulisce il garage e gli attrezzi che servono per pulirla. La sua macchina è uno splendore, abbaglia per tanto che luccica. Una mia vicina invece sta alla finestra. Tiene il conto di chi arriva, di chi va, di quando esce tizio, di quando rientra caio. Un’altra mia conoscente porta a spasso il cane. Lo nutre con scatolette pregiate, gli cura il pelo, gli parla con calma, gli spiega le cose, talvolta lo sgrida.
In questi comportamenti non c’è niente di strano. Ognuno del suo tempo libero fa quello che vuole. Il problema è che si tratta sempre di pensionati, gente che ha superato la sessantina, ma stanno bene in salute, almeno apparentemente, e si dedicano alla loro passione in maniera integrale, totale: hanno dimenticato il resto del mondo, si occupano di quello e a loro basta. O forse no, ma è tardi per capire se gli basta davvero.
Bisognerebbe sempre darsi dei limiti, non permettere a nulla, nella propria vita, di dilagare fino a diventare patologico. Uno finisce per non capire più quello che gli succede davvero intorno e si espone alla solitudine, alla depressione, al vuoto esistenziale.
Fare volontariato può essere una strada per uscire da una certa condizione. Non è detto che ci si debba occupare di Costa d’Avorio, anche la Croce Bianca va bene, anche la Caritas, anche un comitato di quartiere che si occupa di ripulire un ruscello, per dire. Però bisogna fare qualcosa per gli altri CON gli altri. Perché non è naturale che l’uomo si isoli e sia soddisfatto della solitudine, perché bisogna combattere contro il deserto, l’aridità che avanza, per non diventare dei vecchi soli.

venerdì 9 novembre 2007

brutte notizie


Sono notizie che vanno ancora confermate, ma sono brutte notizie. D’altra parte ci sono VIP che si sono recati in Africa a prendere un bambino, come si prende un casco di banane, una statuetta, una cartolina. Se l’hanno fatto loro (cantanti o atttici) possono farlo anche gli altri: basta pagare.
Lo scandalo sta nascendo ora: pare che una associazione non governativa operante in Centro Africa abbia “fornito” bambini a genitori in attesa di adozione, dietro pagamento di certe somme. Il grave è che questi bambini non erano orfani, non erano abbandonati, non erano neanche perseguitati politici o etnici. Magari erano in difficoltà, magari sono posti dove i bambini non possono essere completamente sani e felici, ma da qui a esportarli come fossero un prodotto commerciale ce ne passa…
Per ora un coordinamento tra Croce Rossa Internazionale e UNICEF e Commissariato ONU, ha permesso a 91 bambini di ritrovare i rispettivi genitori.
Sono notizie che non si vorrebbero leggere mai.
Per maggiori informazioni: http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=19608&Itemid=28

giovedì 8 novembre 2007

Vecchie scuole...


Ho avuto l’occasione di vedere un registro scolastico del comune di Dego del 1922. Ci sono i nomi dei bambini, dei genitori, l’occupazione dei genitori (tutti contadini). Poi c’è una parte dedicata al diario dell’insegnante, dove si potevano scrivere le impressioni personali della maestra, le difficoltà, le soddisfazioni. Il diario ci racconta ancora oggi della preoccupazione di quella giovane maestrina mandata ad insegnare fra i boschi, lontano dalla sua città, tra brava gente, ma un po’ rustica. La maestrina lamenta l’isolamento, il clima impietoso, le scomodità. Descrive brevemente quella povera società contadina, dice che ad ottobre nessuno si presenta a scuola perché ci sono le castagne da raccogliere, e queste hanno la precedenza su tutto. Ci sono bambini gravemente ammalati che non si sa come curare, ci sono bambini orfani che non hanno nulla e vivono grazie ai buoni vicini di casa, proprio a causa di queste condizioni difficili è per lei grande la soddisfazione di portare novità buone fra quella gente, e gli abitanti di quei boschi sono contenti tanto da farle visita, portarle fiori, farle coraggio durante il lungo inverno.
A me sembra che, più o meno, oggi in Costa d’Avorio non sia poi così diverso (fatto salvo il clima). Quello che facciamo oggi laggiù è un po’ come se lo facessimo ai nostri nonni qui. Sono cambiati i metodi (didattici) e i motivi (politici) che hanno portato a costruire una scuola, ma è sempre l’edificio scolastico da cui parte la rinascita, l’emancipazione, la vita.

mercoledì 7 novembre 2007

senza titolo...


Ci sono dei momenti in cui uno ha paura.
Paura di fare male, di non fare abbastanza, di non farlo bene come andrebbe fatto. Paura che qualcuno pensi male di ciò che si è fatto, paura di urtare la sensibilità di qualcuno, paura di irritare i benpensanti, quelli dalla faccia pulita e onesta. A volte si ha paura persino di perdere tempo o di far perdere tempo a qualcuno. Magari si ha paura di apparire immodesti, presuntuosi, superbi.
Non dico della vita privata di ognuno: dico della nostra associazione. Durante le riunioni il sentimento che più d’altri si manifesta è di sovente questo.
Sapete perché succede? Perchè le persone che hanno questi pensieri sono, spesso, persone bene educate, modeste, sobrie e misurate. Sanno che le azioni di ognuno possono anche diventare pesanti per altri, e si fanno scrupolo.
Penso che tra le molte cose che abbiamo ancora da imparare ci sia quella di non avere paura. Per fare quello che l’associazione sta facendo ci vuole una forte umanità, tutto compreso. La paura a volte serve: frena, ristabilisce distanze, modera. Altre volte (spesso) è un peso, un orpello, un ingombro.
Se nei fini dell’associazione c’è la realizzazione e la gestione di una scuola in Costa d’Avorio non c’è da aver paura: questi occhi meritano tutto il coraggio e la sfrontatezza del mondo.

lunedì 5 novembre 2007

Una lettera


Barbiana, 7 gennaio 1966

Cara Nadia

I poveri non hanno bisogno dei signori. I signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua, cioè il mezzo di espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa scrivere quando sapranno scrivere.
E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto e smettere di leggere e studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi della età dell’obbligo e non un anno di più, oppure gli adulti, ma non una parola di più dell’eguaglianza…
Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come premio. Ti toccherà di trovarlo per forza, perché non si può far scuola senza una fede sicura. È una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle…
“Quello che avete fatto a questi piccoli… ecc.”. È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non di Dio. Ai partiti dagli soltanto il voto, ai poveri SCUOLA SUBITO PRIMA DI ESSER PRONTA, PRIMA D’ESSER MATURA, PRIMA D’ESSER FIDANZATA E SPOSATA, PRIMA D’ESSER CREDENTE. TI RITROVERAI CREDENTE SENZA NEMMENO ACCORGERTENE.
Un affettuoso saluto da me e dai ragazzi, tuo
Lorenzo Milani
“Lettere di don Lorenzo Milani”, Mondadori, 1970

domenica 4 novembre 2007

M'bonuà, Costa d'Avorio, ottobre 2007






Ecco ancora una foto che ci rende felici. Sono i bimbi adottati a distanza, gestiti dall’associazione “Luca è con noi”. Hanno lo zaino nuovo-nuovo e ci sembrano piuttosto contenti, se non altro sereni.
Questo è ciò che conta: non le parole, i propositi, i convegni. Conta quello che si fa, contano i fatti e questa foto rappresenta un fatto.